COMPENDIUM
VITAE, VIRTUTUM AC MIRACOLORUM
necnon Actorum
in CAUSA CANONIZATIONIS
BEATI
IOANNIS XXIII
(ANGELI IOSEPHI RONCALLI)
SUMMI PONTIFICIS
(1881-1963)
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E TABULARIO
CONGREGATIONIS DE CAUSIS SANCTORUM
I Padri Cardinali, i Patriarchi, gli Arcivescovi, i Vescovi e quanti parteciperanno al prossimo Concistoro troveranno in questo Compendium il profilo biografico del Beato Giovanni XXIII, Sommo Pontefice, nonché le tappe principali della Causa di beatificazione e di canonizzazione e la Lettera Apostolica della sua beatificazione.
VITA E OPERE
Angelo Giuseppe Roncalli nacque a Sotto il Monte (Bergamo) il 25 novembre 1881. Quartogenito di Giovanni Battista e di Marianna Mazzola, che ebbero dopo di lui altri nove figli, crebbe in una famiglia a struttura patriarcale, di modeste risorse economiche e di solida fede cristiana.
Nel 1892 cominciò il corso ginnasiale nel Seminario di Bergamo e vestì l’abito clericale nel 1895: anno d’inizio delle sue “note spirituali”, intitolate più tardi, nel 1902, Il Giornale dell’anima. Dal 1900 fu alunno del Pontificio Seminario Romano dell’Apollinare.
Il 10 agosto 1904 fu ordinato sacerdote nella chiesa di Santa Maria in Monte Santo. L’anno successivo, fu richiamato a Bergamo in qualità di segretario del nuovo Vescovo, monsignor Giacomo Radini Tedeschi. Questa esperienza lo plasmò profondamente nel suo amore alla Chiesa. Nel 1912 entrò come “esterno” nella Congregazione diocesana dei preti del Sacro Cuore di Bergamo.
Chiamato alle armi nel maggio 1915, prestò servizio nella sanità in veste di sottufficiale, e dal 28 marzo 1916 come cappellano militare, ma non fu mai sul fronte di guerra. Nel dopoguerra fu direttore spirituale del Seminario vescovile.
Al principio del 1921, fece ritorno a Roma, in qualità di Presidente del Consiglio della Pia Opera per la Propagazione della Fede. Il contatto con l’apparato di governo della Santa Sede, e con lo stesso Pontefice Benedetto XV, impresse un nuovo corso alla sua esistenza. Designato alla carica di visitatore apostolico in Bulgaria, fu ordinato Vescovo il 17 marzo 1925, assumendo il motto Oboedientia et pax , mutuato dal Cardinale Cesare Baronio († 1607).
Improntò la sua missione a rapporti di amicizia e di collaborazione con la Chiesa ortodossa autocefala bulgara; si adoperò per la realizzazione del progetto di fondazione di un seminario cattolico in Bulgaria; fu coinvolto anche in delicate vicende diplomatiche, come quella del matrimonio di re Boris con la cattolica Giovanna di Savoia.
Nominato da Pio XI delegato apostolico a Costantinopoli-Istanbul alla fine del 1934, s’insediò nella nuova sede con il titolo di Arcivescovo di Mesembria nel gennaio 1935, in un momento di grandi tensioni tra il governo di Mustafà Kemal Atatürk e tutte le comunità religiose. A più riprese, non senza incontrare difficoltà e ostilità, visitò la Grecia, alla quale si estendeva la sua funzione di delegato.
Allo scoppio della guerra, la sede di Istanbul divenne un nodo centrale della diplomazia internazionale. Egli, attenendosi alla linea della Santa Sede, adottò una regola di equidistanza tra i rappresentanti degli Stati in conflitto, mettendo in atto una poderosa azione umanitaria, contribuendo direttamente o indirettamente alla salvezza di molti Ebrei nei territori dell’Europa balcanica occupati o alleati dei Tedeschi.
Nel dicembre 1944 fu raggiunto improvvisamente dalla notizia della propria designazione alla Nunziatura apostolica di Parigi. Nel suo nuovo incarico portò a buon fine la questione dei membri dell’episcopato sgraditi al governo francese; ebbe contatti con personalità della cultura, come il filosofo Jacques Maritain; concentrò la sua vita spirituale, alimentata da ritiri in comunità monastiche come Solesmes, sulla meditazione «del messale, del breviario, della Bibbia», dell’ Imitazione di Cristo e delle Méditations sur l’Évangile di Bossuet, con il proposito di coltivare, sull’esempio di San Francesco di Sales, l’esercizio «dell’amabilità con tutti, della indulgenza, del garbo e della pazienza».
Interpellato dal sostituto Giovanni Battista Montini, nel novembre 1952, circa la propria disponibilità al trasferimento nella sede patriarcale di Venezia, il Beato rispose positivamente, citando il proprio motto episcopale. Creato Cardinale nel Concistoro del 12 gennaio 1953 fece l’ingresso a Venezia il 15 marzo dello stesso anno. A settantadue anni, iniziava il suo primo ministero pastorale di vescovo diocesano, proponendosi di seguire le orme di S. Pio X , suo predecessore, del Cardinale Beato Andrea Ferrari e dal Vescovo Giacomo Radini Tedeschi. Nei cinque anni di servizio patriarcale ebbe modo di manifestare non solo le proprie doti personali, ma gli aspetti distintivi della propria concezione della Chiesa, dei suoi rapporti con la storia e con il mondo presente, giudicato senza preconcette avversioni. Assunse come regola quella d’agire «con affetto, con rispetto, in forma paterna», come disse nell’inaugurare, il 28 febbraio 1954, la visita della diocesi; e come confermò nella lettera pastorale per la Quaresima del 1955.
Partito il 12 ottobre 1958 per il conclave convocato in seguito alla morte del Ven. Servo di Dio Pio XII, vi entrò il 25 ottobre e ne uscì il 28 eletto Papa. Assunse il nome di Giovanni XXIII, con l’intento di riferirsi ai due Giovanni, il Battista e l’Evangelista, «qui propinquiores fuerunt, et sunt, Christo Domino, universi mundi Redemptori divino et Ecclesiae Fundatori». Giovanni XXIII enunciò sin dal discorso dell’incoronazione, il 4 novembre, lo spirito che intendeva imprimere al suo nuovo servizio, richiamando come primo suo compito quello del «pastore di tutto il gregge», modellato sull’«immagine del buon Gesù». Con l’intento di far risaltare la radice episcopale della potestà pontificia, dette rilievo alla cerimonia del proprio insediamento quale Vescovo di Roma, nella basilica di San Giovanni in Laterano il 23 novembre, e incominciò le visite alla diocesi, privilegiando i luoghi di sofferenza, ospedali o carceri.
La decisione più significativa, che doveva conferire un senso inatteso al suo pontificato, riconducibile alla sua personale iniziativa e da lui stesso rivendicata come atto preminente della propria giurisdizione, fu quella di convocare un Concilio ecumenico della Chiesa. Ne dette l’annuncio il 25 gennaio 1959, nella basilica di San Paolo fuori le Mura, ai Cardinali ivi riuniti a conclusione della settimana di preghiere per l’unità dei cristiani. Con analoga decisione procedette alla convocazione del sinodo romano, che si svolse dal 24 al 31 gennaio 1960, nella cattedrale di San Giovanni e che fu il primo sinodo locale dell’età moderna.
In margine alla preparazione del Concilio, il Beato sviluppò un’intensa iniziativa di natura ecumenica e interreligiosa, intervenendo altresì in molte occasioni sul tema della pace, uno degli argomenti dominanti della sua prima enciclica Ad Petri cathedram , del 29 giugno 1959. Intrecciò relazioni con il patriarca ortodosso di Costantinopoli, Atenagora, e ricevette la visita del primate anglicano Geoffrey Francis Fisher (2 dicembre 1960). Affidò al gesuita tedesco Agostino Bea, appena elevato alla porpora ed esponente di spicco della linea di rinnovamento dell’esegesi biblica cattolica, la costituzione e la presidenza di un organismo interamente nuovo, il Segretariato per l’Unità dei Cristiani. Volle, infine, che fossero espunte le espressioni offensive per gli Ebrei dalla liturgia cattolica della Settimana Santa e nelle rubriche del breviario e del messale.
Tra il 1959 e il 1961 il Beato dette vita alle diocesi, rette da episcopati indigeni, del Congo, del Burundi, del Vietnam, della Corea e dell’Indonesia, provvedendo personalmente alla consacrazione di Vescovi locali e approvando l’istituzione di nuove chiese particolari, che alla fine del pontificato furono circa trecento, nella quasi totalità situate in aree non europee. Ma l’attenzione di Giovanni XXIII al cosiddetto Terzo Mondo trovò anche una sua autorevole conferma dottrinale con la pubblicazione dell’enciclica Mater et Magistra , il 15 maggio 1961. L’enciclica affrontava i «nuovi e più importanti problemi del momento»: il senso della pari dignità di tutti i popoli, l’idea dell’interdipendenza come connotato della storia mondiale, la denuncia dello scandalo della corsa agli armamenti.
Dopo aver ottenuto, mediante trattative riservate (condotte in prevalenza dal nunzio apostolico in Turchia, e precedute da un inusuale scambio di auguri con il leader sovietico Nikita Kruscev nel novembre 1961), il nulla osta del governo di Mosca alla partecipazione all’assise sinodale dei Vescovi cattolici dell’area comunista, il Beato rivolse, a un mese dall’apertura del Concilio, un radiomessaggio al mondo, nel quale tornava ad affrontare, in un’ampia prospettiva cristologica, il tema dei rapporti tra la missione della Chiesa e i problemi dell’umanità, con speciale riguardo all’unità dei cristiani e alla questione della pace; ed indicava, come natura costitutiva della Chiesa, il suo essere la «Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri» con riferimento esplicito al mondo sottosviluppato.
In uno stato di salute già gravemente compromesso da un tumore, Giovanni XXIII intraprese, alla vigilia del Concilio, una peregrinazione apostolica, densa di richiami simbolici e dottrinali, al santuario di Loreto e alla tomba di San Francesco ad Assisi, accompagnato e accolto da grandi manifestazioni popolari di affetto. Era il primo viaggio di un Papa fuori dalle residenze pontificie dopo la caduta del potere temporale.
L’11 ottobre 1962, alla presenza di circa duemila Vescovi e di una cinquantina di osservatori appartenenti a Chiese ortodosse e protestanti, proclamò aperta l’assise conciliare con l’allocuzione programmatica Gaudet Mater Ecclesia . A conclusione della memorabile giornata, rivolgendosi alla folla radunata in piazza San Pietro e ai milioni di tele e radioascoltatori che avevano seguito lo svolgersi delle cerimonie e dei riti conciliari, Giovanni XXIII pronunciò, improvvisandolo, un discorso ai «figliuoli di Roma», ma rivolto in realtà agli uomini, alle donne e ai bambini di tutto il mondo, rimasto celebre per la sua straordinaria carica emotiva.
In coincidenza con l’evento conciliare si stagliò più nitidamente il ruolo di Giovanni XXIII sulla scena internazionale. L’apertura del Concilio avvenne nel pieno della gravissima tensione tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, nota come “crisi di Cuba”, che aveva fatto aleggiare sul mondo la minaccia di un conflitto atomico. In quell’occasione il Beato mise in gioco tutta la propria influenza sulle due parti, il presidente americano di religione cattolica John Fitzgerald Kennedy e il capo sovietico Nikita Kruscev, e sull’opinione pubblica mondiale, per favorire una soluzione pacifica e consensuale della crisi; e salutò con esultanza il superamento del massimo punto di tensione con il radiomessaggio del 25 ottobre rivolto anche a «tutti gli artefici della pace, a tutti coloro che di cuore sincero lavorano per l’autentico bene degli uomini». Da quell’episodio prese le mosse una più intensa attività pontificia di relazioni con l’Est europeo, volta ad attenuare il persistente stato di oppressione in cui giacevano le comunità cattoliche del mondo comunista, e sfociata all’inizio del 1963 nella liberazione del metropolita ucraino Josyf Slipyj. Il 7 marzo Giovanni XXIII ricevette in udienza particolare Alexis Adjubei, direttore del giornale di Mosca Isvetzija e genero di Kruscev, con la moglie Rada.
Poco prima il Beato era stato insignito del premio della Fondazione Balzan per la pace. Il 9 aprile licenziò il testo dell’enciclica Pacem in terris , pubblicata l’11 aprile, indirizzata all’episcopato, al clero e ai fedeli di tutto il mondo, «nonché a tutti gli uomini di buona volontà», documento cardine del suo pontificato.
Nei due mesi susseguenti le condizioni di salute del Beato si aggravarono rapidamente, mentre un’ondata di consenso e di affettuosa partecipazione alle sofferenze del Pontefice spingeva con sempre maggior frequenza masse di credenti e non credenti a riunirsi spontaneamente in piazza San Pietro, a condividere le ultime ore della sua esistenza terrena, a offrire testimonianza silenziosa della straordinaria popolarità attinta durante i quattro anni e mezzo del suo pontificato.
Morì il 3 giugno 1963, giorno di Pentecoste per il calendario liturgico della Chiesa cattolica.
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"ITER" DELLA CAUSA
a) In vista della beatificazione
Fin dalla sera del 3 giugno 1963, la vox populi riconobbe subito, spontaneamente, che tutta la vita di Papa Giovanni era stata un intenso cammino d’amore per il Signore e per la Chiesa. La fama di santità del Servo di Dio fu tanto vasta e solida da alimentare la speranza di poter giungere ad una sua canonizzazione per acclamazione nel contesto dello stesso Concilio.
Fu Paolo VI, il 18 novembre 1965, a decretare l’introduzione simultanea delle Cause di Beatificazione e Canonizzazione dei suoi immediati predecessori, i Servi di Dio Pio XII e Giovanni XXIII.
Il 30 giugno 1966 la Diocesi di Bergamo, costituitasi parte Attrice nella persona del Vescovo Clemente Gaddi, affidava la Causa al Postulatore generale dell’Ordine dei Frati Minori, in memoria dell’appartenenza del Servo di Dio al Terz’Ordine Francescano. Il Processo Canonico fu celebrato presso il Vicariato di Roma negli anni 1967-1974. Vista l’ampiezza e la complessità della figura del Pontefice furono necessarie ben diciassette Inchieste rogatoriali, con più di 300 testi escussi: a Roma, Venezia, Bergamo, Parigi, Aquisgrana, Atene, Costantinopoli, Sofia, Vicenza, Assisi, Clonfert, Genova, Oristano, Osimo, Torino, Lisbona, Varsavia e Périgueux. La validità giuridica di questi processi fu riconosciuta con Decreto del 6 maggio 1988.
Preparata la Positio super vita et virtutibus , essa fu discussa nel Congresso peculiare dei Consultori Teologi il 15 marzo 1999. Il 19 ottobre 1999, si celebrò la Congregazione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi. Il successivo 20 dicembre il Beato Giovanni Paolo II promulgava il Decreto di riconoscimento delle virtù eroiche del Servo di Dio.
In vista della beatificazione, la Postulazione aveva intanto presentato allo studio della Congregazione delle Cause dei Santi una presunta guarigione miracolosa avvenuta a Napoli nel 1966.
Le prove testimoniali e documentarie dell’evento furono raccolte nel Processo svoltosi presso la Curia ecclesiastica di Napoli. La Consulta Medica del 22 aprile 1999 dichiarò l’inspiegabilità scientifica della guarigione. I Consultori Teologi, riuniti in Congresso peculiare l’8 gennaio 2000, e i Padri Cardinali e Vescovi, nel corso della Congregazione Ordinaria del 18 gennaio successivo, riconobbero gli estremi del miracolo. Sua Santità Giovanni Paolo II lo approvò con Decreto del 27 gennaio 2000. Il solenne rito di beatificazione del Venerabile Servo di Dio, unitamente ad altri quattro Servi di Dio tra cui il Venerabile Pio IX, si svolse in piazza San Pietro, domenica 3 settembre, nel corso della Celebrazione del Grande Giubileo dell’anno 2000.
b) In vista della canonizzazione
Ricorrendo il cinquantesimo anniversario della morte di Papa Giovanni XXIII (1963-2013) e nel contesto della celebrazione dell’Anno della Fede - memoria dell’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II – la Postulazione ha indirizzato a Sua Santità Francesco la supplica di voler decretare l’auspicata canonizzazione del Beato dispensando dallo studio di un presunto miracolo, pro gratia Summi Pontificis.
In tal modo la Postulazione ha inteso farsi interprete di un profondo e universale sentire del Popolo di Dio che, ieri come oggi, avverte il fascino che promana dalla figura del Beato e continua a individuare in lui un punto di riferimento, un sicuro intercessore, un modello di autentica vita cristiana. La testimonianza di santità di Giovanni XXIII, l’attualità delle sue intuizioni pastorali e l’ampiezza delle sfide da lui abbracciate e proposte rappresentano tuttora obiettivi centrali nel cammino presente e futuro della Chiesa.
Per accompagnare adeguatamente la supplica la Postulazione ha consegnato alla Congregazione delle Cause dei Santi, in data 7 giugno 2013, Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, la Positio super Canonizatione, che illustra i motivi che hanno fatto maturare la speranza dell’auspicata Canonizzazione in questo particolare momento della vita della Chiesa. Tali motivi si possono riassumere nei seguenti punti:
1. regolare percorso della Causa fino alla Beatificazione inclusa (approvazione degli scritti, meticolosa ricostruzione della vita, decreti sulle virtù e sul miracolo);
2. eccezionale vastità del culto liturgico (concesso dalla Santa Sede a diverse diocesi del mondo) e della fama sanctitatis et signorum , che accompagna nel popolo di Dio la memoria di Papa Giovanni XXIII;
3. richiesta di alcuni Padri del Concilio Vaticano II che, subito dopo la morte del Papa, auspicarono la sua immediata Canonizzazione come atto dello stesso Concilio;
4. indiscussa attualità della figura e dell’opera di Giovanni XXIII;
5. ricorrenza del 50° anniversario della morte del Pontefice (1963) e dell’inizio del Concilio Vaticano II (1962).
I Padri Cardinali e i Vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi, riuniti in Sessione Ordinaria il 2 luglio 2013, hanno infine espresso il loro autorevole giudizio in vista della sentenza definitiva del Santo Padre a favore della Canonizzazione di Papa Roncalli.
Nell’udienza concessa il 5 luglio 2013 al Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Card. Angelo Amato, il Santo Padre Francesco approvava i voti della suddetta Sessione Ordinaria e decideva di sottoporre la canonizzazione dei Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II al successivo Concistoro.
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LITTERAE APOSTILICAE
de peracta beatificatione
IOANNES PAULUS pp. II
ad perpetuam rei memoriam
“Mementote praepositorum vestrorum, qui vobis locuti sunt verbum Dei, quorum intuentes exitum conversationis imitamini fidem” ( Heb 13,7).
Ecclesiae et mundo difficile non est Summi Pontificis Ioannis XXIII (Angeli Iosephi Roncalli) memoriam tenere, qui bonitate, lenitudine atque sanctitate, aetate sua paternitatis Dei clarum fuit signum. Universe dilectus in vita, obiit magnum sui excitans desiderium sibique incredibilem benevolentiam concilians.
Ex tredecim filiis quarto loco natus, Servus Dei in lucem editus est die vicesimo quinto mensis Novembris anno 1881 in vico dioecesis Bergomensis Italice “Sotto il Monte” denominato. In ecclesia Sanctae Mariae in caelum assumptae dicata est baptizatus. Eius familia, ex partiariis colonis constans, in paupertate vivebat, sed laeta et illi Domini timori inhaerens, qui domesticas tuetur virtutes atque sedulam parit concordiam. Angelus Iosephus est seminarium ingressus undecim annos natus. Quattuordecim annorum puer tonsuram accepit et inter Tertiarios Franciscanos est receptus. Viginti annorum aetatem habens in studia theologica incumbere perrexit apud seminarium Romanum; quae ei per duodecim menses interrumpenda fuerunt propter militiam. Sacrae theologiae lauream meritus, presbyter est ordinatus in templo Sanctae Mariae in Monte Sancto die decimo mensis Augusti anno 1904. Postero anno novi episcopi Bergomensis Iacobi Mariae Radini Tedeschi secretarius nominatus est, apud quem decennium mansit, simul variis fungens muneribus, nempe: seminarii professoris, fautoris Actionis Catholicae, diurnarii, Visitationis pastoralis ac Synodi dioecesanae secretarii. Annis 1915-1918 est in exercitu conscriptus. Bello confecto “Domum scholastici” instituit et magister spiritus Seminarii est nominatus. Anno 1920 Papa Benedictus XV Romam eum arcessivit, ut in ministerio esset Congregationis Propagandae Fidei atque cooperationis missionalis motum excitaret. Animo cum apostolico plus dimidium Italicarum dioecesium visit ipse et cum Institutis missionalibus Europaeis est congressus. Anno 1925 Papa Pius XI ad episcopatum illum evexit, titulo ornatum archiepiscopali Arepolitano visitatoremque in Bulgariam misit ubi deinceps anno 1931, primus fuit Delegatus apostolicus. Die 27 mensis Novembris anno 1934 est ad delegationem apostolicam Constantinopolitanam translatus, cum titulo archiepiscopali Mesembriano administrator apostolicus Latinorum Constantinopolitanorum; munus insuper sumpsit delegati pro Graecia. In Medio Oriente viginti annos praesens, varietatem cognovit rituum ac traditionum Ecclesiae Catholicae necnon Ecclesiarum Orthodoxarum, atque liberales coniunxit rationes cum moderatoribus rei publicae cumque regia domo Bulgara.
Constantinopoli humanam explicavit actionem praesertim quod ad difficilem Populi Hebraici condicionem pertinebat et ad afflictum Graeciae statum. Anno 1944 exeunte a Pio XII Nuntius apostolicus Lutetiae Parisiorum est factus, eique postea munus est additum observatoris Sanctae Sedis apud UNESCO. Die 12 mensis Ianuarii anno 1953 est Cardinalis creatus ac triduo post Patriarcha Venetiarum: quam urbem ingressus est die 15 mensis Martii anno 1953, ibique mansit quoad Summus Pontifex est electus die 28 mensis Octobris anno 1958, cum nomen cepit Ioannem XXIII.
Temporis, quo Venetiis fuit, memorandae sunt celebrationes in honorem Pii X et Laurentii Giustiniani, Annus Marialis 1954, Synodus dioecesana (anno 1957), sacrae in Libanum et Lapurdum peregrinationes. Pontificatus sui quinquennium sub signo egit sibi admodum congruenti, “fidelitatis”, videlicet, et “renovationis”. Presbyter Romanus, in integerrima et dynamica traditione catholica penitus defixus, iter suum percucurrit secundum “Opera misericordiae”, curam assiduam sanctificationis cleri et laicatus, pacis socialis et inter nationes, populorum libertatis, quominus fidem suam profiterentur impeditorum. Cum patientia atque prudentia aetatis concordiae ac dialogi initium fecit. Litteras encyclicas “Mater et Magistra” promulgavit (anno 1961) atque “Pacem in terris” (anno 1963). Die vicesimo quinto mensis Ianuarii anno 1959 Concilium Oecumenicum Vaticanum II nuntiavit, Synodum dioecesanam, Codicis Iuris Canonici accommodationem. Quamquam in difficultatibus, Concilium lentum et sollemne est iter ingressum die undecimo mensis Octobris anno 1962, ac feliciter est ad exitum adductum die octavo mensis Decembris anno 1965 a Paulo Papa VI.
Papae Ioannis omnes memoria vultum hilarem atque laetum tenent necnon brachia ad mundum universum amplectendum aperta. Quot personae eius animi simplicitate illectae sunt, magnae hominum rerumque experientiae coniuncta! Novitatis ardor quam is attulit certo ad doctrinam non attinebat, sed potius ad modum eam exponendi; novum erat dicendi atque agendi genus, novum studium, quo personas communes terraeque potentes admittebat. Hoc cum spiritu Concilium Oecumenicum Vaticanum II indixit, per quod novam in Ecclesiae historia paginam conscripsit. Extremis vitae vestigiis temporis suum Ecclesiae concredidit testamentum: Quod in vita maximi est momenti Iesus Christus est benedictus, Ecclesia eius sancta, veritas et bonitas. Vesperi diei tertii mensis Iunii anno 1963, in area Sancti Petri Missa a Cardinali Aloisio Traglia celebrata, Urbis pro-vicario multitudine verbis Deo gratias respondente diaconi verbis Ite, Missa est, Ioannes XXIII in sua Aedium apostolicarum diaeta, terrenum iter conclusit in oblationis actu, ita ut Ioannis evangelistae verborum commoneret: Cum dilexisset, in finem dilexit ( Io 13, 11).
Ob amplissimam solidamque sanctitatis famam qua Servus Dei claruerat, Causa beatificationis a Paulo VI nuntiata est in aula Concilii Vaticani II die duodevicesimo mensis Decembris anno 1965. Longum accuratumque iter conclusum est anno 1999 per promulgationem decreti super heroicitate virtutum et, die vicesimo septimo mensis Ianuarii anno 2000, decreti quo mirum agnitum est eius intercessioni ascriptum. Deinde statuimus ut beatificationis ritus Romae celebraretur die tertio subsequentis mensis Septembris, una cum ritu beatificationis Papae Pii IX aliorumque Venerabilium Servorum Dei.
Hodie agitur, in foro ad Basilicam Sancti Petri in Vaticano vergente, inter Missae sollemnia hanc sumus formulam elocuti: Nos, vota Fratrum Nostrorum Camilli Cardinalis Ruini, Vicarii Nostri pro Romana dioecesi, Dionysii Cardinalis Tettamanzi, Archiepiscopi Ianuensis, Petri Cardinalis Eyt, Archiepiscopi Burdigalensis, et Andreae Mutiani Léonard, Episcopi Namurcensis, necnon plurimorum aliorum Fratrum in episcopatu multorumque christifidelium explentes, de Congregationis de Causis Sanctorum consulto, Auctoritate Nostra Apostolica facultatem facimus ut Venerabiles Servi Dei Pius IX, Ioannes XXIII, Thomas Reggio, Gulielmus-Iosephus Chaminade et Columba Marmion Beatorum nomine in posterum appellentur, eorumque festum: Pii IX die septima Februarii, Ioannis XXIII die undecima Octobris, Thomae Reggio die nona Ianuarii, Gulielmi-Iosephi Chaminade die vicesima secunda Ianuarii et Columbae Marmion die tertia Octobris in locis et modis iure statutis quotannis celebrari possit.
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Quae autem decrevimus, nunc et in posterum firma et rata esse volumus, rebus contrariis minime obstantibus.
Datum Romae, apud Sanctum Petrum, sub anulo Piscatoris, die III mensis Septembris, anno MM, Pontificatus Nostri vicesimo secundo.
De mandato Summi Pontificis
+ Angelus Card. Sodano
Loco + Sigilli
In Secret. Status tab., n. 487.835