Gerard Majella

Onorato
Grado
Stato
Santo
Nascita
6 aprile 1726
Morte
1755
Onorato come

Conosciuto anche come

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«Nella imitazione del Cristo, in un una sola cosa egli non poteva imitarlo, come invece avevano fatto il suo san Francesco e il suo san Luigi: nel farsi povero da ricco che era. Lui, Gerardo, povero lo era sempre stato: dal primo vagito all’ultimo respiro. E allora ne imitò la follia, quella della Croce»

San Gerardo Maiella nacque a Muro Lucano (Potenza) il 6 aprile 1726 da una famiglia molto povera. Il suo papà, Domenico, era sarto nel piccolo borgo lucano, e sua madre Benedetta era una brava signora, dedita alle faccende di casa. Bravi cristiani praticanti, entrambi amavano l’osservanza di Dio, seguivano la dottrina e i comandamenti della chiesa. Di qua si dipana la vita del Santo, costellata di prodigi e miracoli.Fin dalla sua infanzia, infatti, il Santo diede segni speciali di santità, come quello della Chiesetta di Capodigiano, nella quale il bambinello Gesù gli donò un panino, quasi come a ringraziarlo della sua visita quotidiana; e come quello della Chiesa di San Marco, nella quale al Santo fu negata la comunione perché troppo piccolo, ma il mattino seguente, questi confidò ad una vicina di casa di aver ricevuto la comunione dall’Arcangelo San Michele.Nel quartiere Pianello di Muro Lucano, il Santo visse i primi anni di spensierata fanciullezza, lasciandosi trasportare totalmente dalla grazia di Dio. I suoi svaghi erano le cerimonie religiose, i suoi canti erano inni che apprendeva dalle chiese che frequentava a Muro Lucano, e anche quando era con i compagni non lasciava i suoi giocherelli santi, bensì costruiva altarini e imitava le funzioni sacre che si svolgevano in chiesa.

A dodici anni, perso il padre, si diede ad apprendere il mestiere di sarto presso la bottega di un tale Martino Pannuto, che del Santo apprezzava l’accuratezza singolare nel lavoro. Per quanto buono era con lui il maestro Martino, però, per tanto era brutale il capo operaio, il quale continuamente rimproverava il Santo per via dei suoi ritardi, dovuti in gran parte al fatto che questi, tutte le mattine, prima di andare a lavoro, si recava nella Chiesetta di Capodigiano a pregare.

Dalla bottega di Martino Pannuto, il Santo passò al servizio del Vescovo di Lacedonia, uomo dal carattere intransigente, che il 5 giugno del 1740 gli diede il sacramento della Cresima presso la Chiesa di Santa Maria del Carmine di Muro Lucano.

Lo stesso Vescovo, avendo bisogno di un domestico, portò il piccolo Santo a Lacedonia. Qui, un giorno, nell’attingere acqua, il Santo si fece sfuggire dalle mani la chiave dell’episcopio, che così cadde nel pozzo. Egli non si scoraggiò, ma anzi prese una statuina di Gesù Bambino, la calò nel pozzo, e quando tirò la corda, meravigliosamente, alla manina del bambinello pendeva la chiave. Morto il Vescovo di Lacedonia, il Santo ritornò a casa, a Muro Lucano, dove riprese il mestiere di sarto. Qualche anno dopo, nella Cattedrale di Muro Lucano, Gerardo fu attratto dalla presenza di alcuni sacerdoti della Congregazione del Santissimo Redentore, fondata da Padre Alfonso De Liguori. Chiese così di farne parte, ma gli fu risposto, da un tale Padre Cafaro, che quella vita era troppo dura per uno gracile com’era egli. Dopo tanta insistenza, e dopo aver salutato sua madre con un “Mamma vado a farmi Santo”, Padre Cafaro finalmente lo accettò in prova e lo inviò a Deliceto, con una lettera di presentazione che lo descriveva come “soggetto inutile”, per via della sua debole salute. Allora il Santo aveva quasi 23 anni; entrò subito all’opera, lavorando sodo nei campi e accollandosi tutte le fatiche più dure. Sant’Alfonso stesso iniziò a dire di questo suo giovane discepolo “Gerardo è un prodigio di regolarità”. E difatti, bisogna leggere la sua vita piena di prodigi per rendersi conto delle sublimi virtù del Santo, come pure dei miracoli che egli operava come se scherzasse. Nella sua breve vita, il Santo acquistò una gloria che tuttora si dilata, mercé di prodigi di ogni sorta, che i fedeli ottengono per la sua intercessione. Nel 1755 cadde gravemente infermo. Il 16 ottobre di quell’anno, morì di tisi nel convento redentorista di Materdomini di Caposele a soli 29 anni e 6 mesi. Papa Leone XIII lo dichiarò beato il 29 gennaio 1893; fu poi canonizzato da papa Pio X l'11 dicembre 1904. Il 21 aprile del 1994 venne proclamato  Patrono della Basilicata .

Fonte: https://www.sangerardomaiella.it/vita

Fonte: Cause dei Santi Anche elencato Wikidata

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